Sanità, responsabilità e rispetto del denaro pubblico
Le Case della Comunità non possono essere soltanto cantieri o annunci: devono essere luoghi sicuri, accessibili e realmente funzionali alla cura
Intervento del Presidente di ART32 APS, Dott. Mario Cesare Secci
La vicenda delle Case della Comunità di Tramatza e Santu Lussurgiu non può essere ridotta a una polemica sulle inaugurazioni, sui cantieri aperti o su qualche disagio organizzativo di avvio. Il tema è molto più serio. Riguarda la responsabilità con cui vengono attivati presidi sanitari destinati ad accogliere cittadini fragili, anziani, pazienti cronici e operatori sanitari chiamati a lavorare ogni giorno in condizioni spesso difficili.
Le Case della Comunità non sono semplici locali nei quali collocare qualche ambulatorio. Sono presidi previsti dalla riforma dell’assistenza territoriale, pensati per rendere più vicina ai cittadini la sanità pubblica, integrare professionisti diversi, facilitare l’accesso ai servizi e migliorare la presa in carico delle persone fragili, croniche e non autosufficienti. Proprio per questa ragione, quando una Casa della Comunità viene aperta, anche in modo parziale o progressivo, non si può ragionare come se si trattasse di una sistemazione provvisoria qualunque. Ogni spazio già destinato ad accogliere pazienti e operatori deve essere adeguato alla funzione sanitaria concretamente svolta.
ART32 APS non nasce per attaccare persone, cercare visibilità o alimentare contrapposizioni. Nasce per tutelare il diritto alla salute, ascoltare i cittadini e segnalare, con spirito costruttivo, ciò che può incidere sulla qualità, sull’accessibilità e sulla sicurezza dei servizi sanitari. Per questo motivo sentiamo il dovere di chiarire un punto. Non attribuiamo alla Direzione della ASL 5 di Oristano la responsabilità della crisi nazionale della medicina territoriale, della carenza dei medici di medicina generale, dei ritardi accumulati negli anni o delle difficoltà strutturali del Servizio Sanitario Nazionale.
Sarebbe ingiusto e intellettualmente scorretto.
Tuttavia, la distinzione tra responsabilità di sistema e responsabilità gestionale locale non può essere usata per cancellare ogni dovere di verifica. Le carenze nazionali di personale sanitario hanno cause lontane e complesse. Dipendono da scelte di programmazione, formazione, reclutamento, contratti, distribuzione dei professionisti e organizzazione complessiva del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale. Altra cosa, però, è la responsabilità di ciò che accade dentro una singola Azienda sanitaria, dentro un Distretto, dentro una struttura appena ristrutturata, dentro locali già aperti al pubblico. La conformità degli ambienti, la correttezza delle informazioni fornite ai cittadini, la chiarezza dei percorsi di accesso, la gestione delle segnalazioni, l’ascolto del personale, la funzionalità degli spazi e l’attivazione di misure correttive appartengono alla responsabilità organizzativa dell’Azienda e dei suoi livelli competenti. Esiste infatti una differenza sostanziale tra essere responsabili dell’origine di un problema ed essere responsabili della sua verifica, della sua gestione e della sua correzione. Quando una struttura sanitaria viene attivata, anche solo parzialmente, qualcuno deve aver verificato che gli ambienti destinati all’attività sanitaria siano realmente adeguati alla funzione che devono svolgere. Quando un’associazione segnala criticità osservate direttamente, la domanda non dovrebbe essere se quella segnalazione sia gradita o scomoda.
La domanda dovrebbe essere un’altra: quanto segnalato corrisponde alla realtà?
E, se corrisponde alla realtà, cosa si intende fare per correggerlo?
Le nostre osservazioni non riguardano dettagli marginali.
Riguardano ambienti destinati ad attività sanitarie, percorsi di accesso, comunicazioni ai cittadini, condizioni di lavoro del personale, privacy, igiene, funzionalità degli spazi e coerenza tra ciò che viene annunciato e ciò che l’utente trova quando entra in una Casa della Comunità. Abbiamo scelto fin dall’inizio una linea prudente. Non abbiamo pubblicato fotografie interne delle strutture sanitarie. Non abbiamo indicato nomi di singoli operatori. Non abbiamo trasformato le segnalazioni in accuse personali. Abbiamo invece utilizzato gli strumenti istituzionali: comunicazioni, richieste di confronto, segnalazioni all’URP, osservazioni formulate con garbo e con rispetto. Ma il rispetto istituzionale non può diventare silenzio. La normativa sanitaria regionale e nazionale prevede requisiti minimi per gli ambienti destinati ad attività ambulatoriale.
Non spetta ad ART32 APS sostituirsi ai tecnici, ai collaudatori, agli uffici competenti o agli organismi di vigilanza. Tuttavia, se un cittadino dotato di esperienza sanitaria osserva ambienti che appaiono ancora incompleti o non pienamente coerenti con gli standard normalmente attesi per un presidio sanitario, ha il dovere civico di segnalarlo. Dalle verifiche normative effettuate emerge che le Case della Comunità sono soggette a requisiti autorizzativi specifici. Le schede regionali richiamano locali per visite e medicazioni, ambulatori medici, ambulatori infermieristici, eventuali punti prelievo, spazi per materiale pulito e sporco, gestione dei rifiuti, sicurezza, accessibilità, requisiti impiantistici e condizioni igienico-strutturali. Tra questi requisiti vi sono anche elementi apparentemente semplici, ma fondamentali: pavimenti lavabili e disinfettabili, pareti con rivestimento impermeabile e lavabile fino a un’altezza adeguata, lavabi idonei, percorsi chiari e locali funzionali all’attività svolta. Non si tratta di formalità. In un ambiente sanitario, anche a bassa intensità di cura, la qualità delle superfici, la possibilità di pulire e disinfettare correttamente, la gestione degli schizzi intorno ai lavabi, la separazione tra materiale pulito e materiale sporco e la corretta raccolta dei rifiuti sanitari fanno parte della sicurezza delle cure. E la sicurezza delle cure non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori. È parte concreta del diritto alla salute. Se in un locale sanitario è presente un lavabo utilizzato da medici o infermieri per l’igiene delle mani, la parete retrostante e le superfici circostanti devono poter essere pulite, lavate e disinfettate in modo adeguato. Il problema non è la diligenza del singolo operatore, che spesso lavora con senso di responsabilità e grande spirito di servizio. Il problema è l’ambiente in cui quell’operatore è chiamato a lavorare. Non si può chiedere al personale sanitario di compensare con la buona volontà ciò che dovrebbe essere garantito da una corretta progettazione, da una corretta verifica tecnica e da una corretta gestione organizzativa. Qui entra in gioco una parola che non dovrebbe spaventare nessuno: responsabilità. Responsabilità significa verificare prima di comunicare alla popolazione l’attivazione di un servizio. Responsabilità significa accertarsi che le parti già aperte al pubblico siano realmente adeguate alla funzione sanitaria svolta. Responsabilità significa ascoltare il personale che lavora in quei locali Responsabilità significa non lasciare agli operatori il compito di compensare, con buona volontà e spirito di servizio, carenze organizzative o ambientali che competono ad altri livelli decisionali. Responsabilità significa anche comunicare con precisione. Un cittadino fragile, anziano, cronico o privo di medico di base non può inseguire indirizzi incerti, orari non aggiornati, percorsi non segnalati o indicazioni contraddittorie. Una Casa della Comunità, per sua natura, dovrebbe essere un luogo facilmente individuabile, accessibile e comprensibile. Se il cittadino non sa dove andare, quando andare, quali servizi trovare e a chi rivolgersi, il servizio perde una parte importante della sua funzione. Sappiamo bene che alcune strutture possono trovarsi in una fase di attivazione progressiva. Sappiamo anche che il completamento dei lavori, l’avvio dei servizi e l’organizzazione del personale possono richiedere tempi e passaggi graduali. Ma gradualità non significa approssimazione. Se una parte della struttura è già aperta al pubblico, quella parte deve essere chiara, sicura, funzionale e coerente con l’attività sanitaria che vi si svolge. Se un servizio è attivo solo in parte, questo deve essere comunicato con precisione. Se alcuni locali non sono ancora pienamente utilizzabili, occorre dirlo. Se una criticità viene segnalata, occorre verificarla e, se fondata, correggerla. Responsabilità significa anche rispetto del denaro pubblico.
Le Case della Comunità sono finanziate con risorse importanti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Quelle risorse non appartengono alle aziende sanitarie, ai direttori, ai tecnici o alla politica. Appartengono ai cittadini. Sono fondi pubblici, destinati a rafforzare la sanità territoriale e a costruire servizi più vicini alle persone. Proprio per questo devono essere spesi con la massima attenzione, con controlli rigorosi e con risultati realmente verificabili. Non basta dire che un servizio minimo è stato attivato. Occorre spiegare quali servizi sono effettivamente disponibili, in quali orari, con quali professionisti, in quali ambienti e con quali garanzie per pazienti e operatori. Non basta dire che i lavori proseguono in altre porzioni dell’edificio. Occorre verificare che le porzioni già utilizzate siano realmente idonee, funzionali e coerenti con gli standard richiesti a un ambiente sanitario. Non basta invocare la collaborazione del Terzo Settore. Occorre ascoltare gli Enti del Terzo Settore quando questi portano segnalazioni documentate, domande concrete e proposte operative.
ART32 APS avrebbe preferito rappresentare queste criticità in un colloquio diretto, amichevole e costruttivo con la Direzione aziendale. Questo resta, ancora oggi, il nostro auspicio. Ma quando il confronto diretto non avviene, o quando le risposte tardano ad arrivare, diventa naturale utilizzare gli strumenti ordinari previsti dalla legge. Per questo motivo ART32 APS valuterà, ove necessario, la presentazione di istanze di accesso agli atti e di accesso civico generalizzato. Non per alimentare conflitti. Non per cercare uno scontro. Non per sostituirsi agli organi tecnici competenti. Ma per acquisire elementi documentali certi sulla conformità dei locali, sulle verifiche effettuate, sulle eventuali prescrizioni, sugli interventi programmati e sulle responsabilità organizzative collegate all’attivazione delle strutture. La trasparenza non è un fastidio.
È una garanzia per tutti.
È una garanzia per i cittadini.
È una garanzia per gli operatori.
È una garanzia anche per le stesse amministrazioni pubbliche, che possono dimostrare con atti, dati e verifiche puntuali la correttezza del proprio operato. ART32 APS continuerà a esercitare questo ruolo con prudenza, ma anche con fermezza. Non vogliamo individuare colpevoli. Vogliamo promuovere una cultura della responsabilità. Una cultura nella quale chi segnala non viene percepito come un avversario, ma come una risorsa. Una cultura nella quale le associazioni non sono chiamate soltanto a fare presenza, ma possono diventare occhi e orecchie del territorio. Una cultura nella quale i cittadini non devono inseguire indirizzi sbagliati, orari poco chiari, percorsi incerti o risposte contraddittorie. Una cultura nella quale un paziente fragile senza medico di base non sia costretto a rivolgersi al Pronto Soccorso o al privato per bisogni che dovrebbero trovare risposta nella medicina territoriale. Il nostro intento resta collaborativo. Ma collaborazione non significa rinunciare a dire ciò che si vede. Significa dirlo nel modo giusto, nelle sedi giuste, con rispetto, ma senza arretrare davanti a ciò che riguarda il diritto alla salute.
Se le criticità segnalate non corrispondono alla realtà, sarà semplice chiarirlo con dati, atti e verifiche puntuali. Se invece corrispondono alla realtà, allora occorre intervenire rapidamente. Perché la sanità pubblica appartiene a tutti. E proprio per questo richiede cura, trasparenza, responsabilità e rispetto del denaro pubblico.
Nota redazionale
ART32 APS fonda le proprie osservazioni sul D.M. Salute n. 77/2022, sulle deliberazioni della Regione Sardegna relative ai requisiti di autorizzazione e accreditamento delle Case della Comunità, sulla normativa in materia di sicurezza delle cure e sul principio di trasparenza dell’azione amministrativa.
L’Associazione non intende sostituirsi agli organi tecnici competenti, ma chiede che le verifiche siano documentate e che le eventuali criticità siano affrontate con tempestività, nell’interesse dei cittadini, dei pazienti e degli operatori sanitari.
