Sanità, la Regione mette il cronometro ai vertici: ora contano i risultati

Dalle attese in Pronto Soccorso alle Case della Comunità, la DGR 43/14 introduce obiettivi, numeri e scadenze. Per ART32 è un passaggio importante: finalmente molte promesse potranno essere confrontate con risultati verificabili.

Per capire se la sanità sta davvero cambiando non basta contare le delibere approvate, i finanziamenti annunciati o le nuove strutture inaugurate. Alla fine, per il cittadino, le domande sono molto più semplici: quanto devo aspettare? Troverò il servizio? Se devo essere ricoverato, quanto resterò in Pronto Soccorso? La Casa della Comunità vicino a casa mia funziona davvero?È partendo da queste domande che ART32 APS sta seguendo da mesi gli atti della sanità regionale. Non per dare pagelle alla politica e neppure per sostituirsi agli organismi di controllo. Il nostro lavoro è un altro: leggere i documenti, confrontare ciò che viene annunciato con ciò che viene formalmente deciso e, quando possibile, verificare i risultati.

L’ultima novità arriva dalla DGR 43/14 del 26 agosto 2026, con la quale la Regione Sardegna ha assegnato nuovi obiettivi ai Direttori generali del Servizio sanitario regionale. Dietro il linguaggio tecnico degli allegati c’è una novità che merita attenzione: in diversi settori cominciano a comparire numeri, percentuali, scadenze e soglie sotto le quali l’obiettivo viene considerato non raggiunto. In altre parole, alle Aziende non viene chiesto soltanto di “migliorare”. Viene chiesto, almeno su alcuni fronti, di dimostrare quanto hanno migliorato.

In Pronto Soccorso entra in scena il cronometro

Uno dei punti più interessanti riguarda il cosiddetto boarding. È una parola tecnica che descrive una situazione purtroppo molto concreta: il paziente ha terminato il percorso in Pronto Soccorso, il medico ha deciso che deve essere ricoverato, ma il posto in reparto non arriva e la persona continua a rimanere in PS. Sono pazienti che occupano barelle e spazi del Pronto Soccorso pur non essendo più, propriamente, pazienti da Pronto Soccorso. Il fenomeno contribuisce al sovraffollamento, aumenta la pressione sugli operatori e rende più difficile assistere chi continua ad arrivare.

La Regione ora fissa un obiettivo preciso per ARNAS Brotzu, AOU di Sassari e AOU di Cagliari: il target è che il 100% dei pazienti destinati al ricovero venga preso in carico dal reparto entro quattro ore.

La soglia minima è fissata al 90%. Al di sotto, l’obiettivo viene considerato non raggiunto. E c’è un aspetto ancora più importante: il dato non dovrebbe essere affidato alle impressioni o alle dichiarazioni. Sarà ricavato dai sistemi informativi sanitari, incrociando i flussi del Pronto Soccorso e quelli dei ricoveri. È esattamente il tipo di passaggio che ART32 ritiene utile. Perché a quel punto la domanda non sarà più soltanto: “Il Pronto Soccorso è sovraffollato?” Potrà diventare: “Quanti pazienti sono stati realmente trasferiti in reparto entro quattro ore?” Ed è una differenza enorme.

Anche l’attesa dopo il triage diventa misurabile

La stessa delibera interviene sui tempi che trascorrono tra il triage infermieristico e la presa in carico da parte del medico. Sempre per Brotzu e le due Aziende ospedaliero-universitarie di Sassari e Cagliari vengono fissati obiettivi precisi: 240 minuti per i codici bianchi, 120 minuti per i codici verdi, 60 minuti per i codici azzurri. Il target indicato è ancora una volta il 100% dei pazienti entro quei tempi, con una soglia minima del 90%.Non significa automaticamente che dal giorno successivo nessuno aspetterà più. Significa però che il tempo di attesa entra formalmente tra le cose che possono essere misurate e valutate. E per chi ha trascorso molte ore su una sedia o su una barella questa non è una questione burocratica. È qualità dell’assistenza.

Il 116117: entro ottobre deve coprire tutta la Sardegna

Un altro obiettivo riguarda il Numero Europeo Armonizzato 116117, destinato ai bisogni sanitari non urgenti e alla continuità assistenziale. La Regione ha indicato come target la completa attivazione del servizio nelle otto Aziende sanitarie entro il 31 ottobre 2026, assegnando specifici compiti ad AREUS e ARES. Anche qui, per il cittadino, il risultato è estremamente facile da comprendere. Non interessa sapere soltanto che il progetto è stato avviato. Interessa poter prendere il telefono, chiamare il 116117 e ricevere realmente orientamento e assistenza nel proprio territorio. Ed è particolarmente importante in una fase nella quale in diverse zone della Sardegna continuano a verificarsi turni scoperti della continuità assistenziale.

Case della Comunità: e qui il monitoraggio ART32 acquista un significato ancora maggiore

C’è poi un capitolo che ci riguarda molto da vicino. Il secondo allegato alla DGR 43/14 assegna alle ASL da 1 a 8 un obiettivo relativo alle strutture del DM 77 finanziate dal PNRR, comprese le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. L’obiettivo finale è arrivare al 100% delle strutture asseverate entro il 31 dicembre 2026, con tappe intermedie già fissate. Ed è proprio leggendo questo passaggio che la richiesta di accesso agli atti presentata da ART32 sulle Case della Comunità di Tramatza e Santu Lussurgiu acquista oggi un significato ancora più compiuto. Quando abbiamo chiesto documenti e informazioni su quelle strutture non stavamo cercando un cavillo amministrativo. Volevamo capire una cosa molto semplice: a che punto siamo davvero?

Una struttura può essere finanziata. Può essere costruita. Può essere asseverata. Può persino essere formalmente inaugurata.

Ma per un cittadino il passaggio decisivo arriva dopo: quali servizi offre? Con quali orari? Con quale personale? Con quali percorsi? È realmente utilizzabile?

La nostra richiesta di accesso agli atti appare oggi quasi anticipatrice rispetto alla direzione che la stessa Regione sta imprimendo al sistema. Non perché ART32 avesse previsto questa delibera, ma perché avevamo individuato lo stesso nodo: tra una struttura prevista sulla carta e un servizio realmente funzionante c’è una distanza che deve poter essere documentata e misurata. Ecco perché continueremo a seguire quel procedimento con attenzione.

Misurare non significa punire. Significa poter migliorare

È importante evitare un equivoco. Quando si parla di obiettivi assegnati ai Direttori generali non si dovrebbe pensare soltanto a un meccanismo punitivo. Misurare serve prima di tutto a capire dove il sistema si blocca. Se troppi pazienti restano oltre quattro ore in Pronto Soccorso dopo la decisione di ricovero, bisogna capire perché.
Mancano posti letto? Le dimissioni avvengono troppo lentamente? Il Bed Management non riesce a governare i flussi? Mancano strutture territoriali in grado di prendere in carico i pazienti che non necessitano più dell’ospedale per acuti?
È proprio qui che un indicatore diventa utile. Il numero non risolve il problema, ma può indicare dove cercarlo. E lo stesso vale per il 116117, per le Case della Comunità, per gli Ospedali di Comunità, per la telemedicina e per gli altri obiettivi inseriti nei documenti regionali.

La Regione sta iniziando a chiedere risultati ai vertici?

La risposta, sulla base degli atti che abbiamo esaminato, è sì, con alcune importanti precisazioni. Non tutti gli obiettivi riguardano tutte le Aziende. Per esempio, gli specifici indicatori sul boarding e sui tempi di accesso al Pronto Soccorso riguardano Brotzu, AOU Sassari e AOU Cagliari. Altri obiettivi hanno invece una portata regionale più ampia, come quello sul 116117 o quelli relativi alle strutture territoriali del DM 77. Ma il principio che emerge è chiaro. La Regione sta iniziando a tradurre alcune priorità sanitarie in una sequenza molto più leggibile:

obiettivo → indicatore → soglia minima → target → scadenza → verifica.

Per chi osserva la sanità pubblica è un passaggio importante. Perché rende più difficile fermarsi alle parole.

Ed è qui che comincia il vero lavoro di ART32

Per ART32 questi documenti non rappresentano un punto di arrivo. Rappresentano, semmai, l’inizio della parte più interessante. Adesso sappiamo cosa è stato chiesto. Dovremo verificare cosa verrà fatto. E soprattutto quali risultati saranno raggiunti. Il nostro monitoraggio cercherà quindi di seguire questa catena:

cosa viene deciso, cosa viene attuato, cosa viene misurato e cosa cambia davvero per il paziente.

È questo il senso di un osservatorio civico sulla sanità. Rendere comprensibile ciò che accade.

Perché dietro il “90%”, il “100%” o le “quattro ore” non ci sono soltanto caselle di una tabella regionale. Ci sono persone. C’è chi aspetta un ricovero. Chi cerca una guardia medica. Chi ha bisogno di essere seguito vicino a casa. Chi potrebbe essere dimesso prima se il territorio fosse pronto ad accoglierlo. Chi lavora in un Pronto Soccorso sovraccarico. Quando questi numeri migliorano, non migliora una statistica ma migliora la vita di qualcuno. Ed è proprio questa la ragione per cui ART32 continuerà a leggere gli atti, seguire le scadenze e raccontare ai cittadini ciò che accade. Con un principio molto semplice:

non giudicare, ma verificare ciò che viene fatto. Perché il diritto alla salute si difende anche così.