Casa della Comunità di Tramatza: il difficile confine tra annunci, cantieri e nuova sanità territoriale

Sopralluogo di ART32 APS presso la nuova struttura della ASL 5 di Oristano. Tra lavori ancora in corso, personale motivato e servizi in progressiva attivazione, emerge tutta la complessità della riforma prevista dal D.M. 77/2022

La sanità territoriale italiana sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni.

Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, Infermieri di Comunità, telemedicina, integrazione sociosanitaria: termini che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente al linguaggio tecnico della programmazione sanitaria sono oggi entrati nel dibattito pubblico grazie alla grande riforma prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e disciplinata dal D.M. 77/2022.

Ma cosa accade realmente quando questi modelli teorici iniziano a prendere forma nei territori?

Per cercare di comprenderlo, nella mattinata del 1° giugno 2026 il Presidente di ART32 APS, Dott. Mario Cesare Secci, ha effettuato un sopralluogo diretto presso la Casa della Comunità di Tramatza, recentemente indicata dalla ASL 5 di Oristano come nuova sede del servizio di Continuità Assistenziale territoriale.

La difficoltà di trovare la struttura

Il primo elemento emerso riguarda un aspetto apparentemente banale, ma in realtà molto significativo: l’accessibilità e la riconoscibilità della struttura.

Le comunicazioni diffuse dalla ASL fanno riferimento a “Viale Trieste 59”. Tuttavia a Tramatza esiste una “Via Trieste” e il numero civico indicato conduce inizialmente a un vecchio edificio regionale non utilizzato.

La vera Casa della Comunità si trova poco più avanti, presso l’area della ex scuola elementare del paese.

Un dettaglio? Non del tutto.

Perché una struttura sanitaria territoriale, soprattutto se destinata a diventare il punto di riferimento per cittadini anziani, fragili o privi di riferimenti sanitari stabili, dovrebbe essere immediatamente identificabile, facilmente raggiungibile e chiaramente segnalata.

Un presidio sanitario dentro un cantiere ancora aperto

L’elemento più rilevante emerso durante il sopralluogo riguarda però lo stato reale della struttura.

All’ingresso dell’area è infatti presente il grande cartello ufficiale del PNRR che documenta i lavori di:

“Ristrutturazione edilizia e impiantistica presso l’ex scuola elementare di Tramatza – Casa di Comunità”.

Il cartello riporta:

  • finanziamento Missione 6 Salute del PNRR;
  • importo lavori superiore agli 800 mila euro;
  • impresa esecutrice e subappaltatori;
  • data di fine lavori prevista: 31 marzo 2026.

Contestualmente, nella mattinata del sopralluogo erano presenti:

  • operai impegnati nelle lavorazioni;
  • materiali edili;
  • aree ancora tipicamente riconducibili a un cantiere attivo.

L’accesso agli ambienti sanitari è avvenuto attraverso il retro della struttura, seguendo le indicazioni fornite da un operaio presente sul posto.

Anche questo elemento non deve essere letto con spirito polemico, ma pone una domanda inevitabile:

quando una struttura sanitaria può realmente definirsi “operativa”?

Dentro la struttura: professionalità e disponibilità

Se all’esterno il contesto appare ancora incompleto, all’interno il sopralluogo ha invece evidenziato un aspetto molto positivo: la disponibilità e la professionalità del personale presente.

Una giovane addetta all’accoglienza ha immediatamente accompagnato il Presidente di ART32 APS verso il personale infermieristico e successivamente verso la coordinatrice infermieristica della struttura.

Con cortesia e trasparenza sono state illustrate le attività attualmente operative:

  • coordinamento infermieristico;
  • Punto Unico di Accesso (PUA);
  • Assistenza Domiciliare Integrata (ADI);
  • attività di accoglienza e orientamento dei cittadini.

Al momento della visita, intorno alle ore 9.00, non risultavano presenti medici nella struttura.

Va però precisato che questo elemento appare coerente con quanto indicato dalla stessa ASL nel comunicato ufficiale, dove si parla di una progressiva implementazione dei servizi e della futura integrazione con medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali e altri servizi territoriali.

Cartello di Cantiere presso CdiC Tramatza (OR)
Cartello di cantiere presso CdiC Tramatza (OR)

La transizione difficile della medicina territoriale

Ed è proprio qui che emerge il vero nodo della questione.

Quella osservata a Tramatza non sembra essere una “finta” Casa della Comunità, né tantomeno un’operazione propagandistica costruita artificialmente.

Piuttosto, appare come il simbolo concreto di una fase di transizione estremamente complessa.

La riforma prevista dal D.M. 77/2022 impone tempi molto rapidi:

  • nuove strutture;
  • nuovi modelli organizzativi;
  • digitalizzazione;
  • integrazione sociosanitaria;
  • servizi territoriali diffusi;
  • obiettivi PNRR da rispettare entro scadenze precise.

Ma i territori italiani — soprattutto quelli periferici, rurali e insulari — devono fare i conti con problemi enormi:

  • carenza di medici;
  • personale insufficiente;
  • strutture obsolete;
  • ritardi infrastrutturali;
  • difficoltà organizzative;
  • sistemi informatici ancora incompleti.

Tramatza sembra oggi collocarsi esattamente dentro questa terra di mezzo:
tra ciò che il modello dovrebbe diventare e ciò che realmente è già in grado di offrire.

La sanità non può vivere soltanto di annunci

Uno degli aspetti più delicati riguarda inevitabilmente la comunicazione istituzionale.

Quando un cittadino legge:

“Apre la Casa della Comunità”

si aspetta naturalmente:

  • un presidio pienamente operativo;
  • medici presenti;
  • servizi completi;
  • percorsi definiti;
  • accessibilità immediata.

Quando invece si trova davanti:

  • un cantiere ancora aperto;
  • lavorazioni in corso;
  • servizi solo parzialmente attivi;
  • percorsi ancora in evoluzione;

il rischio è quello di generare confusione, sfiducia e disorientamento.

La trasparenza diventa quindi fondamentale.

Raccontare con chiarezza che una struttura è “in progressiva attivazione” non significa screditare il progetto, ma rispettare i cittadini e gli stessi operatori sanitari impegnati quotidianamente nel difficile lavoro di costruzione della nuova medicina territoriale.

Il ruolo degli infermieri e del personale territoriale

Dal sopralluogo emerge anche un altro dato molto importante.

In questa fase iniziale, il peso operativo delle nuove strutture territoriali sembra poggiare in maniera significativa sul personale infermieristico.

Coordinamento, accoglienza, orientamento dei cittadini, presa in carico territoriale e continuità assistenziale rappresentano oggi il vero motore iniziale di molte Case della Comunità italiane.

Un ruolo delicatissimo che richiederà:

  • formazione;
  • risorse;
  • personale adeguato;
  • organizzazione stabile;
  • riconoscimento professionale.

ART32 APS: osservare senza pregiudizi

ART32 APS continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione delle Case della Comunità nel territorio della provincia di Oristano.

Non con spirito oppositivo, ma con l’idea che la sanità pubblica abbia bisogno di osservatori civici seri, rigorosi e indipendenti.

Perché la medicina territoriale rappresenta probabilmente una delle ultime grandi occasioni per ricostruire un rapporto di prossimità tra Servizio Sanitario Nazionale e cittadini.

Ma perché questo accada davvero, serviranno:

  • strutture complete;
  • personale stabile;
  • comunicazione trasparente;
  • organizzazione efficiente;
  • e soprattutto tempi compatibili con la complessità reale dei territori.

Le Case della Comunità non potranno essere giudicate soltanto dalle inaugurazioni o dai comunicati stampa.

La vera valutazione arriverà nel tempo, quando i cittadini potranno capire se quei luoghi saranno davvero diventati il nuovo volto della sanità pubblica di prossimità.