Infermieristica a Oristano: un’opportunità storica, da costruire con qualità e visione

La notizia dell’avvio di un corso universitario di Infermieristica a Oristano, presso il Consorzio UNO, è un segnale importante per il territorio e per l’intera Sardegna. Secondo quanto riportato dalla stampa, il corso sarebbe stato reso possibile tramite un intervento nella manovra regionale e potrebbe arrivare a formare fino a 40 infermieri l’anno.

Per ART32 APS questa prospettiva rappresenta una opportunità concreta per rafforzare la sanità di prossimità: Case e Ospedali di Comunità, distretti, assistenza domiciliare, RSA integrate e servizi territoriali hanno un bisogno crescente di professionisti infermieristici ben formati e motivati. Investire in formazione locale significa anche ridurre la “desertificazione sanitaria” nelle aree interne e creare condizioni per una sanità più accessibile e più umana.

Detto questo, è importante affiancare all’entusiasmo un principio che per ART32 è centrale: la qualità organizzativa determina la qualità del risultato. Un corso di laurea in Infermieristica non è soltanto “aprire aule” o attivare iscrizioni. È un progetto complesso che richiede, fin dall’inizio, una regia tecnica solida e una rete formativa realmente funzionante.

La sfida principale: docenti e formazione pratica

I corsi di Infermieristica sono per natura professionalizzanti: oltre alla didattica teorica, richiedono laboratori, simulazione, tutoraggio e soprattutto tirocini clinici strutturati, coerenti e valutabili. A livello nazionale viene spesso segnalato un tema critico: la carenza di docenti di ruolo appartenenti ai profili professionali specifici e, più in generale, il disallineamento tra fabbisogni e offerta formativa.

Per questo, se davvero si vuole che Oristano diventi un polo formativo utile al SSR, è essenziale porsi fin da subito alcune domande operative:

  • Chi comporrà il corpo docente (infermieri, medici, biologi, tecnici e altre professionalità)?
  • Come verrà garantita una qualità didattica omogenea lungo i tre anni?
  • Quali strutture ospedaliere e territoriali garantiranno tirocini adeguati, con tutor formati e tempi sostenibili?
  • Quale sarà il modello di valutazione delle competenze, non solo delle ore svolte?

Il vero rischio: formare bene, e poi perdere le persone

C’è poi una seconda questione, spesso sottovalutata: formare infermieri è fondamentale, ma non basta. Se dopo la laurea molti saranno costretti a migrare verso territori più attrattivi (per retribuzioni, carriere, condizioni di lavoro e organizzazione), l’investimento pubblico rischia di non produrre il beneficio atteso per la sanità locale.

ART32 ritiene che l’obiettivo debba essere doppio:

  1. formazione di qualità, allineata ai bisogni reali del SSR;
  2. permanenza e radicamento: condizioni professionali che rendano desiderabile restare e crescere in Sardegna, soprattutto nei territori meno centrali.

Un progetto che può diventare modello regionale

Se costruito bene, il corso di Infermieristica a Oristano può diventare un esempio virtuoso: un ponte tra università, sanità pubblica e comunità locali. Può contribuire a rafforzare la rete territoriale e dare risposte più stabili a bisogni oggi evidenti: cronicità, invecchiamento, continuità assistenziale, prevenzione e gestione delle fragilità.

ART32 APS si pone in modo collaborativo: non per criticare, ma per contribuire a far sì che questa iniziativa non sia solo un annuncio, bensì un progetto solido, sostenibile e misurabile nei risultati. E soprattutto un progetto che, nel tempo, rafforzi davvero la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini del territorio oristanese e della Sardegna.

La speranza di ART32 APS è che, nella fase organizzativa e attuativa, si investa con decisione sulla qualità della docenza, sulla rete dei tirocini e su politiche capaci di trattenere i professionisti formati. ART32 è disponibile al confronto tecnico e alla collaborazione istituzionale, perché la formazione sanitaria non è un capitolo amministrativo: è una scelta strategica che determina la sanità dei prossimi vent’anni.

Tre proposte operative ART32 per rendere solido il Corso di Infermieristica a Oristano

1) “Faculty Plan” triennale: docenti e tutor garantiti, non improvvisati

Obiettivo: assicurare qualità didattica e continuità, evitando che il corso dipenda da disponibilità occasionali.

Come si realizza:

  • definire un piano triennale del corpo docente (infermieri, medici, biologi, tecnici, psicologi, esperti di organizzazione sanitaria) con carichi didattici programmati;
  • individuare una rete stabile di tutor clinici per i tirocini (ospedale + territorio), con formazione dedicata;
  • costruire convenzioni formali con strutture SSN e accreditate per garantire volumi e qualità dei tirocini.

Perché è sostenibile:
non richiede grandi opere, ma programmazione e convenzioni. Molte risorse sono già presenti nel SSR e possono essere valorizzate con incarichi regolati.

Indicatori misurabili:

  • rapporto tutor/studenti nei tirocini;
  • percentuale di docenza coperta da profili con competenze coerenti;
  • continuità del corpo docente (riduzione turn-over annuale).

2) Rete tirocini “Ospedale–Territorio”: competenze reali e spendibili

Obiettivo: formare infermieri pronti per i bisogni reali del SSR, in particolare sanità di comunità, cronicità e fragilità.

Come si realizza:

  • strutturare il tirocinio non solo in reparti ospedalieri, ma anche in:
    • distretti,
    • assistenza domiciliare,
    • RSA,
    • Case della Comunità/Ospedali di Comunità (dove presenti o in avvio),
    • servizi di prevenzione e ambulatoriali;
  • definire un “libretto competenze” (skill passport) con obiettivi minimi per ogni anno.

Perché è sostenibile:
usa strutture già esistenti e le rende parte di una rete formativa; riduce anche il rischio che gli studenti vedano solo l’ospedale come sbocco.

Indicatori misurabili:

  • percentuale di ore di tirocinio svolte sul territorio;
  • competenze certificate (procedure, triage territoriale, gestione fragilità, educazione sanitaria);
  • soddisfazione studenti/tutor (questionari standardizzati).

3) “Restare in Sardegna”: misure di radicamento e valorizzazione professionale

Obiettivo: evitare che l’investimento pubblico formi infermieri che poi emigrano verso regioni più attrattive.

Come si realizza (senza misure punitive):

  • accordi con ASL/SSR per un “percorso di inserimento” post-laurea (es. graduatorie, percorsi di onboarding, tutoraggio primo anno);
  • incentivi non solo economici, ma professionali:
    • accesso a percorsi di formazione avanzata,
    • possibilità di specializzazione e master,
    • progressioni coerenti in ambiti strategici (territorio, cronicità, emergenza, RSA);
  • sperimentazione di un modello “infermieri di comunità” realmente strutturato, che renda attraente lavorare nelle aree interne.

Perché è sostenibile:
il vero costo della fuga è altissimo (turnover, gettonisti, servizi scoperti). Trattenere personale è spesso più economico che rincorrerlo.

Indicatori misurabili:

copertura dei servizi territoriali e riduzione “scoperte” nei distretti.

percentuale di laureati che lavorano in Sardegna a 12/24/36 mesi;

tasso di turnover nel primo triennio.

ART32 APS sostiene con convinzione l’avvio del Corso di Infermieristica a Oristano:

è un investimento strategico per la sanità territoriale e per la tenuta del sistema nei prossimi anni. Proprio per questo, riteniamo essenziale accompagnare l’iniziativa con scelte organizzative misurabili e sostenibili: qualità della docenza, rete tirocini ospedale–territorio, e politiche capaci di trattenere le competenze formate. ART32 è disponibile a un confronto tecnico e collaborativo, nell’interesse dei cittadini e del futuro della sanità sarda.