Una riforma senza territorio rischia di creare una sanità a due velocità

Tra le principali criticità della nuova proposta di riforma del Servizio Sanitario Nazionale vi è la lentezza strutturale nello sviluppo della rete territoriale: Ospedali di Comunità, Case della Salute, presidi di prossimità, RSA integrate, infermieristica di comunità e PUA restano, ancora oggi, più sulla carta che nella realtà operativa.

Senza una rapida realizzazione di queste strutture intermedie, il rischio concreto è quello di rafforzare ulteriormente solo i grandi poli ospedalieri, lasciando scoperte le aree interne, rurali e a bassa densità abitativa – come gran parte del centro Sardegna – dove l’ospedale di prossimità rappresenta spesso l’unico presidio sanitario reale.

Il risultato è un sistema che:

  • congestionerà sempre di più i Pronto Soccorso,
  • non riuscirà a gestire la cronicità e la lungodegenza,
  • costringerà i cittadini fragili a spostamenti lunghi e costosi,
  • accentuerà le disuguaglianze territoriali.

La grande rimozione: le professioni sanitarie non mediche

Un’altra critica forte riguarda la scarsa centralità assegnata alle professioni sanitarie non mediche: infermieri, tecnici, biologi, fisioterapisti, assistenti sanitari, operatori della prevenzione.

La riforma parla di riorganizzazione, ma:

  • non valorizza realmente l’infermieristica di comunità,
  • non rafforza i ruoli avanzati,
  • non crea percorsi di carriera attrattivi,
  • continua a trattare queste figure come “supporto” e non come pilastri del sistema.

Senza una rete territoriale fondata su infermieri, tecnici e professionisti formati, nessuna decentralizzazione può funzionare.


Il nodo irrisolto: la produzione di medici e professionisti

Il sistema paga oggi scelte fatte vent’anni fa:

  • Numero chiuso rigido nelle facoltà di medicina
  • Programmazione errata dei fabbisogni
  • Mancata valorizzazione della medicina generale
  • Fuga dei professionisti verso:
    • estero
    • libera professione
    • settori ad alta redditività (dermatologia, medicina estetica, chirurgia plastica)

Il medico di famiglia, pilastro della sanità territoriale, è oggi:

  • poco attrattivo,
  • sovraccarico burocraticamente,
  • mal retribuito rispetto alle responsabilità,
  • sempre meno presente nelle aree interne.

Senza una politica coraggiosa di:

  • aumento programmato degli accessi,
  • borse vincolate al territorio,
  • reale valorizzazione economica e professionale,
  • integrazione con infermieri di comunità e strutture di prossimità,

la riforma rischia di restare una architettura senza fondamenta umane.


Il punto di vista di ART32APS

ART32APS non si pone in opposizione ideologica, ma come laboratorio di proposte costruttive:

  • sanità territoriale vera, non solo annunciata;
  • ospedali di comunità operativi, non cantieri eterni;
  • RSA integrate nella rete clinica e non parcheggi sociali;
  • infermieristica e professioni sanitarie come asse portante;
  • medicina generale rilanciata come funzione strategica;
  • telemedicina come strumento, non come alibi organizzativo.

Il diritto alla salute sancito dall’Articolo 32 della Costituzione non può dipendere dal CAP di residenza né dalla capacità di rivolgersi al privato.


Una sanità giusta, accessibile, umana ed efficiente, costruita attorno ai cittadini e ai territori.

Una riforma che può ancora crescere: la disponibilità al confronto

ART32 – Salute, Prevenzione e Buone Pratiche APS guarda con attenzione e senso di responsabilità al percorso di riforma avviato dal Governo. La fase dei decreti attuativi rappresenta un passaggio decisivo, nel quale le scelte organizzative, professionali e territoriali potranno essere concretamente orientate a rafforzare l’universalità e l’equità del Servizio Sanitario Nazionale.

La speranza dell’Associazione è che in questa fase vengano ascoltate anche le voci dei territori, dei professionisti sanitari e dei cittadini, valorizzando il ruolo della sanità di prossimità, delle professioni sanitarie, della medicina generale e delle strutture intermedie come Ospedali di Comunità, Case della Salute e RSA integrate.

ART32 APS si pone sin d’ora come interlocutore disponibile al confronto, al dialogo e alla collaborazione istituzionale, con spirito costruttivo e nel pieno rispetto dei ruoli.
Non una critica all’azione di governo, ma una mano tesa, nella convinzione che solo attraverso il contributo di competenze diverse e il coinvolgimento delle comunità sia possibile rendere effettivo, su tutto il territorio nazionale, il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.